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Ho chiuso ho ripreso

Ho chiuso con l’analista.

Ho chiuso con Fasafarà.

Ho chiuso con tante cose.

Ho chiuso con talmente tante cose che il pensiero di quello che ero mi toglie il fiato.

Ho chiuso con le mie paure.

Adesso apriamoci al mondo.

  • Cos’è sta storia?
  • Quale storia?
  • Sta storia che sei impegnato.
  • Ah. Quella storia.
  • Sì quella storia che c’hai fracassato i coglioni con Fasafarà, che le hai fracassato i coglioni e poi? Poi arriva una tizia nuova e tu dimentichi tutto e tutte e t’impegni.

Dovevo andare ad una mostra fotografica, o meglio questa era la scusa ufficiale, in realtà volevo conoscere Polette. C’eravamo scambiati un paio di mail in passato perché per puro caso lei aveva letto dei miei fumetti. Ma in passato io ero perso e non avevo testa per niente che non fosse me. Invece quel giorno ci saremmo dovuti vedere, di persona, ero curioso.

Nel dettaglio posso dire che la dinamica del nostro incontro fu al seguente.

Ricordo che arrivai a porta Genova in preda ad emozioni contrastanti, avevo timore che si dimostrasse come altre in passato, avevo timore che mi sarebbe piaciuta, ma che non sarei stato ricambiato, insomma avevo il respiro grosso delle occasioni importanti.

Era la prima uscita del mio rinato io.

Intravidi una ragazza di schiena, seduta alla banchina del tram, ricordo che mi piacque la sua linea e sperai che fosse lei Polette.

Mi misi dietro la banchina, appoggiato ad un panettoncino del traffico e mandai un messaggio a Polette indicandole la mia posizione. Vidi la ragazza sulla banchina estrarre il cellulare, leggere un messaggio e voltarsi verso di me. Era lei. Era Polette.

  • Colpo di fulmine?
  • Netto, dio del spicciati a raccontare.

Ricordo che balbettai un ciao, ma subito dopo presi una bella dose di coraggio e mi misi a parlarle come se ci conoscessimo da anni, ma ben presto questa finzione non servì più, perché sembrava davvero che ci conoscessimo da anni.

La mostra perse ogni interesse, mentre lei divenne la calamita dei miei pensieri e dei miei sguardi.

  • Sdolcinato.
  • Taci, invidioso.

Quando dissi all’analista che smettevo con la terapia, la prima cosa che mi chiese fu come andava con Polette, questo perchè erano passati diversi giorni dal mio primo incontro con Polette e nel mentre avevamo trovato modo di scoprirci interessati l’uno all’altra.

La domanda della mia analista mi fece capire che con l’analisi avevo chiuso per sempre. La natura stessa dell’analisi, questo andare a tastoni, questo provare ad indovinare, questo forzare le interpretazioni, questo porsi al centro della vita del paziente, il tutto senza la minima garanzia di azzeccarci, mi aveva da sempre lasciato perplesso, ma quella domanda risuonò come un macigno nella mia testa, mi domandai come fosse possibile che questa persona con la quale parlavo da mesi, due volte alla settimana, ogni settimana, questa stessa persona che aveva visto i miei progressi nell’affrontare il mondo, il mio lavoro, Corvo Rosso, Moisure, la mia infanzia e tutti gli altri, adesso stesse per sfoderare questo ultimo sadico  attacco per non farmi lasciare la terapia.

Mi domandai come fosse possibile che non capisse che Polette era il risultato di tutto quello che avevamo fatto assieme e non un nuovo appiglio. Pensai a tutti i soldi che avevo speso e presi la porta sempre più convinto della mia decisione.

  • Fammi capire, quindi Polette sarebbe la ricompensa per tutto il lavoro che hai fatto su di te?
  • Hem, so che suona egocentrico, ma diciamo che se non avessi chiuso tutte quelle finestre sul passato, se non avessi chiuso con la rabbia che mi portavo dietro, beh ecco, non avrei mai permesso a Polette di entrare nella mia vita. Ma l’avrei tenuta a distanza, pronto a scappare in altre direzioni appena possibile.
  • Humpf e adesso che farai?
  • Quello che faccio da sempre dio delle conclusioni: vivrò.

La vita è davvero una scatola di cioccolatini, se la lasci al sole si squaglia. E’ primavera e non sono depresso.

L’intelligenza è un capitano sempre in ritardo d’una battaglia.
E che dopo la battaglia discute.
Fargue, Léon-Paul

Una volta scrissi a Moisure un invettiva perché si svegliasse dal suo torpore. Una sorta di sprono al giovinetto perché potesse prendere in mano la sua vita e andasse avanti.
La cosa non funzionò.
Avendo omesso per motivi discrezionali il destinatario di tale invettiva, cosa che a me pareva lampante, Moisure non si riconobbe, anzi, peggio, si convinse che la mia invettiva fosse rivolta a Maurice. Il che creò non pochi problemi tra i due.
Memore di quella vicenda decisi di affrontare Moisure in modo più diretto, e questo dopo un silenzio durato ben tre mesi.

- Moisure ti devo parlare.
(coro) Botte botte botte.
- Davvero Moisure, usciamo un attimo.

Dovete sapere che Moisure detiene il record dell’ego più fragile al mondo, basta un battito di troppo di una farfalla per farlo crollare. Io a Moisure gli voglio bene come ad un fratello, ma quel tipo di fratello che a volte vorresti nascondere in cantina, legato, con acqua e pane, anzi, senza pane. Il punto è che la capacità di farsi odiare di Moisure supera quella dei peggiori dittatori, e tutto questo è a causa del suo ego friabile, che gli fa tenere tutti i piedi in tutte le staffe, ma non solo i suoi, anche i piedi di tutti gli altri, perchè dire di no a qualcuno è peccato.
A volte il suo ego si disgrega e si riaggrega a tale velocità che frammenti del tuo ego ne rimangono intrappolati, e questo fenomeno da vita alla singolare forma i vita che noi chiamiamo “Ricordus Rubatus”, ovvero quando Moisure vende per suoi fatti che invece riguardano te o qualcun altro, ma in ogni caso non lui.
Ma lui ci crede, il che rende la ricerca delle verità una cosa impossibile. Capite dunque il mio stato di ansia quella sera:

- Lo sai che abbiamo un problema vero?
- Beh ma è colpa tua, che sei scomparso.
- Chiaro, ma vedi, forse è meglio se inizio dal principio. Vedi Moisure, quest’estate sono crollato, la mia testa è crollata, il mio corpo è crollato, e di conseguenza anche il mio spirito. Vedi Moisure, sono andato a pezzi, ho cercato di farmi del male, perché quello era l’unico modo che avevo di controllare il mio mondo, o così credevo. Adesso sono in analisi, ed un po’ alla volta sto riprendendo le cose che avevo perso. Per questo riesco a parlarti solo ora.

Ora, so che questa dichiarazione intima lo avrebbe spiazzato e forse mi avrebbe permesso di venire in contatto con la sua parte nascosta.

E così fu.

Non vi tedio oltre con i dettagli di questa cosa, sia perché alla fine quella è la vita intima di Moisure e tale deve rimanere, sia perché alla fine la star di questo show sono io e solo di me vi dovete preoccupare.

Per farvi stare meglio vi posso dire che da questa esperienza ne sono uscito.

A poco a poco riprenderò le redini di tutto quello che avevo lasciato andare.

A voler parlare di Moisure son finito a parlare di me ancora, la cosa non sorprende il mio ego.

Il diavolo sta nei dettagli.
Questo è quanto cantano i ragazzi delle guerra fredda mentre io sto cercando di non scivolare per l’ennesima volta sulla neve bagnata.
Stamattina sarei rimasto volentieri a letto, fa davvero freddo, già lo avvertivo dalla differenza di temperatura del vetro nella finestra della cucina.

Il diavolo sta nei dettagli, ovvero la maggior difficoltà di quello che stai facendo è nelle piccole cose. Tipo adesso, cammino, ma devo fare attenzione a non scivolare ad ogni passo. Hai in mente il quadro generale, ma come farai a realizzarlo, quello non lo sai. Il diavolo sta nei dettagli.

Tipo con Fasafarà, visto che non voglio lasciarla andare via, la parte difficile è convivere con il fatto che il nostro rapporto non è come avevo sperato io. Il diavolo sta nei suoi silenzi e nelle sue assenze. Il diavolo sta nella mia frenesia di poterla sentire. Ritengo che il diavolo stia in entrambi noi. Io troppo proteso in avanti, lei troppo protesa verso la porta. L’equilibrio che sto cercando di sbilanciare devo al tempo stesso mantenerlo. Io ho in mente di conquistarla, di farle cambiare idea, in linea di massima ho una mia teoria, ma come realizzarla, beh ecco, quella è la parte complessa. Il diavolo è nei dettagli.

Arrivo in ufficio che sono zuppo e ricoperto di neve.
Ho un’altra giornata davanti, penso a quante ne avrò ancora ed a quante ne ho passate ed a come il diavolo stia veramente nelle piccole cose…

  • OHY!!
  • Diamine! ma è modo? Mi hai fatto prendere un colpo!
  • Era mezz’ora che ti chiamavo. Ma tu zero, con ste cuffie in testa manco mi ascoltavi.
  • Scusami, ma ad ogni modo, ci conosciamo?
  • No, non di persona, permetti? Diavolo. Lucaniorum Diavolo. Ma tu chiamami pure Diavolo.
  • Aspetti, cioè? No dico, Diavolo tipo IL Diavolo, o altro tipo un Diavolo a caso.
  • Diavolo come IL TUO Diavolo.
  • Ah.
  • Perdonami se mi paleso così, ma vedi è tutta una vita che sto facendo questo lavoro come tuo diavolo che sai, inizio a stufarmi, e poi in tutta onestà, mi fai un po’ pena.
  • Perfetto adesso faccio pena pure al mio diavolo, no, ottimo direi.
  • Vabbè dai non fare così in fondo sei un povero diavolo… ahahha capita? Povero diavolo.. ahahha..
  • Perfetto anche un diavolo con un assurdo senso dell’umorismo.

Arriva Corvo Rosso, mi saluta, e si siede al computer che già si sta lamentando della neve.

  • Ma non ti vede?
  • No, solo tu. Lei ha il suo Diavolo personale, come tu hai me.
  • mmmm, sai che ancora non ci credo a questa cosa?
  • Ma scusa, ma proprio tu che parli con le più disparate deità, tu proprio tu dubiti di me?
  • Ok ma lo loro sono frutto della mia testa, sono voci. Tu sei fisico. Io ti vedo!
  • Dici?
  • Mi stai dicendo che sei solo un allucinazione visiva? Perfetto, allora ho un tumore al cervello, ecco, lo sapevo.
  • Senti Momo, calmati, il diavolo sta nei dettagli lo dici tu no? E tu, dove ti stai perdendo? Nei dettagli! Quindi per un po’ ti dovrai sorbire la mia compagnia.
  • E per quanto?
  • Beh questo starà a te deciderlo.

Il diavolo sta nei dettagli mentre io penso alla mia prossima mossa con Fasafarà. Pianifico un minimo di strategia perché la ragazza è ostica, ma io sono una testa dura e non mollo. Comunque la prossima volta vi parlerò anche un po’ di Moisure ed Antonie e di tutti gli altri, che anche per loro il mondo è cambiato. E anche loro non sono dettagli.

Facciamo che passo io?

herrysally

  • Beh allora?
  • Allora cosa?
  • Come allora cosa, sei o non sei uscito con Fasafarà ieri?
  • Ah, sì dio del voler sapere le cose a tutti i costi, ci sono uscito?
  • E com’è andata?
  • Mah bene, direi che è stata una bella serata, abbiamo parlato un sacco e riso moltissimo mentre incassavo il più grande no della mia vita.
  • Come no?
  • No, dio del non farmi ripetere le cose due volte, ha detto no.
  • Ma no a cosa?
  • No a noi due, dio delle cose ovvie, no a noi due.
  • Ah
  • Ah
  • Ma che ha detto esattamente.
  • Esattamente?
  • Sì esattamente.
  • Ha detto che per lei sono come suo fratello.
  • E tu?
  • Ed io ho provato empatia per tutto il genere maschile che forzatamente sosta nella zona amico, ho raccolto tutte le mie forze, ho sfoderato la mia faccia più risoluta e..
  • e…
  • e.. dammi tempo dio della gatta frettolosa, dicevo e le ho detto che non volevo mai più sentire una cosa del genere, che io proprio a lei come sorella non la vedevo proprio, che quando sto con lei i miei ormoni urlano e suonano la carica della cavalleria.
  • Le hai detto così?
  • Sì dio del non diciamo le cose come stanno che altrimenti pare brutto, le ho detto proprio così.
  • E lei?
  • Beh se questo fosse un mondo perfetto avrebbe riso divertita ed imbarazzata e mi avrebbe baciato, invece ha riso divertita ed imbarazzata e basta.

Okey, le cose non sono andate benissimo, ma potevano andare peggio, e invece non è successo. Non so che cosa mi riserverà il futuro, ne come muteranno i rapporti tra me e Fasafarà. Ma sono felice di averle parlato con tutta onestà, di non aver nascosto nulla e di non essermi sentito impaurito. Se poi questo diventerà un mondo perfetto i miei ormoni saranno felici, se non lo sarà.. beh sarà un’altra storia.

Termodinamica relazionale

Tutte le mattine lascio un posto caldo per recarmi in un altro posto caldo.
Attraverso la città fredda del mattino. Ritmi di scambio energetico. Caldo Freddo Caldo. Non sono innamorato del mondo moderno cantano i Wolf Parade nella mia testa. Io non lo so.
In questi giorni tutto è troppo distante da me per poterlo mettere a fuoco. Potremmo ipotizzare che questo sia Freddo. In tutto il tempo che è trascorso dal mio ultimo scritto il mio modo di guardare il mondo è mutato. Colpa dell’analisi mi viene a volte di pensare, o forse solo perché finalmente sto iniziando a crescere. Qualcosa ha fatto sì che il blocco che mi ero imposto da eterno adolescente venisse meno, e qualcosa è volato via e qualcosa di nuovo è nato.
Ho avuto una relazione, Caldo, solo che non è durata molto. Non ero coinvolto. Freddo. Pensavo ad un altra. Il momento in cui questo pensiero mi è parso lampante ho troncato la relazione, non sono quel genere di persona che riesce a tacere le proprie voci interiori, questo dovreste averlo capito. Ho compreso che l’essermi allontanato da Fasafarà mi faceva stare male, il vuoto lasciato da lei non riuscivo a colmarlo con nessun progetto, con nessun traguardo, con nessun corpo. Tra me e Fasafarà non è mai successo nulla. Freddo. Però quando sono con lei il mondo non mi pare più un luogo pericoloso, smetto di temere gli altri e mi sento compreso. Caldo. Il fatto di averla allontanata aveva aperto una voragine, che però il tempo e l’analisi sulle mie fobie mi stavano aiutando a chiudere. Quindi perché? Perché sono tornato verso di lei?

Purtroppo non sono ancora in grado di comprendere a pieno i miei comportamenti. Mi dico che l’ho fatto per aiutarla. E penso che l’ho fatto per aiutare me stesso.

Arrivo al treno e mi dirigo al lavoro. Sento lo stomaco chiuso. Avverto la rabbia montare. Se fossi foco arderei lo mondo. Io penso che un pugno ben assestato potrebbe farmi stare meglio. Ma sto cercando di smettere di infliggermi del dolore superficiale per non sentire il dolore dentro di me.

Ripenso a queste ultime settimane. A quanto ero stato vicino al mio sogno di una vita con Fasafarà, di come l’esserle stato d’aiuto m’avesse fatto stare bene, di come le distanze tra noi si fossero ridotte, di come avessi tenuto il suo cuore in mano, di come era debole e stanca. Freddo. Di come il mio calore l’avesse fatta stare bene, di come insieme avessimo trovato forza per combattere ognuno i propri demoni. Di come fossimo andati avanti entrambi. Caldo.

Mentre arrivo a destinazione, stringo il ricordo di quei giorni dentro di me. Di una domenica passata a vedere film con lei e sua madre. Di come in quel preciso momento io fossi io. Un essere ben definito con un posto ben definito nel mondo. Felice. Caldo da morirne.

Scendo dal treno quando i Placebo mi avvisano che sarà una fine amara. Comprendo cosa vogliono dirmi. Freddo. E’ bastato un attimo per far crollare tutto, un attimo in cui paure hanno alimentato ansie, ansie rabbia e la rabbia mi ha preso lo stomaco. Caldo. Dannatamente Caldo.

La paura che tutto ritorni a prima di queste settimane. A lei così indipendente e lontana. Un incubo per me, mentre per lei potrebbe essere un bene. Ora sono io ad avere bisogno di lei, ma lei non c’è. Come non c’è mai stata, lei è sempre lei. Fasafarà ama la sua vita, una vita che con mio rammarico non contempla la mia presenza come compagno. Purtroppo nemmeno come amante. Freddo. Gelido.

Mi sono lasciato cullare dalle sue parole “Mi sento cambiata“. In queste parole ho letto nuove speranze, ho voluto leggere nuove speranze, perché il mondo senza di lei mi stava lasciando indifferente. Le altre donne mi lasciavano indifferente. Con lo sguardo la cercavo persa in mille sorrisi. In altri uomini che mi portavano sempre a chiedermi “Cosa ho che mi manca?” “Perchè non io?” “Perchè?”

Entro in ufficio che vorrei solo prendere a calci il muro.

Accendo il pc ed inizio a scrivere.

Scrivo di te e di me.

Dei ritmi che ci contrappongono.

Caldo Freddo Caldo Freddo e mi accorgo che ti amo e ti odio, che mi fai stare bene e mi fai stare male. Che non so più cosa fare. Che dovrò decidere se restare o andare.

Riascolto i Clash, should I stay or should I go.

Vorrei poter scoppiare a piangere, ma il caldo dell’ufficio mi asciuga le lacrime, ho gli occhi rossi ed il cuore gonfio.

I’m not in love with..

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